Hatcouture nasce da un esperimento di impostazione sartoriale applicato seguendo un linguaggio moderno di comunicazione attraverso un accessorio.
L’idea è di partire dalla forma tradizionale del basco, normalmente fatto in feltro, per sviluppare una rielaborazione materica e visiva che poi influenzasse anche il modo di usare tale accessorio. Nasce un cappello rigorosamente cucito a mano, in seta, double-face, un oggetto che perde materia diventa leggero e facilmente indossabile come un foulard, flessibile in quanto offre la doppia possibilità di essere indossato in base allo stile o al mood del momento, comunicativo perchè in grado di personalizzare e rendere particolare il look di chi lo indossa, adatto ad ogni età, eco friendly dal momento che ho usato, scarti di seta e vecchi foulard vintage.
Penso che abbia senso progettare con tale impostazione anche un’arredo, un utensile o un qualsiasi oggetto: essere innovativi non significa necessariamente cambiare la forma di un oggetto ma lavorare sul concetto, sul contenuto, sulla flessibilità e la velocità comunicativa potenziale.
Hatcouture è un progetto che suggerisce un nuovo modo di pensare e usare un accessorio, un modo semplice e originale per personalizzare un look attraverso una semplice addizione di un dettaglio. D’altronde si sa che un semplice dettaglio può fare la differenza.

Designer
Maria Anna Napoletano
progetto del 2009
tags: capplli, vintage, _accessori

pubblicato il 28.10.2009

voti: 24
media: 3,46





kboards

In principio furono ‘on line’, ‘power’, ‘esc’ e ‘run stop’. Comandi di tastiere ormai abbandonate insieme a vecchi computer, accatastate in modo anonimo nelle discariche del nostro passato tecnologico. Ora diventano gioielli. Spille e anelli dal design sofisticato montati su acciaio anallergico. Ma attenzione: non i soliti tasti grigi o bianchi diventati ormai oggetto comune nella creazione di bigiotteria moderna. La parola d’ordine qui è vintage, dare nuova vita ai tasti di pc e calcolatori degli anni ’70 e ’80, creando oggetti unici.

L’idea e’ venuta a una coppia di artisti padovani, Marta Rampazzo e Nicola Genovese. L’incontro con la tecnologia d’epoca e’ avvenuto oltre un anno e mezzo fa in una discarica tedesca. Accanto a cavi ingarbugliati e a schermi sfondati, un tesoro di tastiere coloratissime: verdi, rosse, nere. Da li’ il lampo e l’inizio della ricerca in magazzini e discariche di mezza Europa a caccia di comandi e profili di funzioni ormai cadute nel dimenticatoio, ma pronte a diventare oggetti con un nuovo profilo. E ovviamente unici, visto che le tastiere del tempo che fu sono ormai introvabili e che ognuno potra’ scegliere il tasto che piu’ lo rappresenta: meglio uno ’shift’ o un ‘alpha lock’? Meglio un vecchio pc o un calcolatore data general dasher d2, praticamente introvabile? E il colore che vuole.

Ma l’idea non e’ solo quella di avere al dito un pezzo di storia telematica o di portare sulla maglia un ‘distintivo’ di una tecnologia che cambia: il concetto dei due artisti e’ recuperare le storie legate alle tastiere, dare nuova vita a oggetti appartenuti a chissà chi in quale paese, dimostrare che non tutto e’ divorato dal tempo che passa. O ancora: che in piena epoca touch-screen la ‘materia’ dei computer può anche essere indossata e che un altro ’smaltimento’ di quanto resta dei vecchi pc e’ possibile.

designer
Marta Rampazzo e Nicola Genovese
www.k-boards.com
progetto 2007

Concorso
tags: gioielli, tastiere, vintage

pubblicato il 21.1.2008

voti: 7
media: 1,57