I portafogli di carta non sono nati come degli oggetti di design. In realtà erano dei pezzi unici che facevamo per i nostri amici. Poi però, dopo che gli amici dei nostri amici, comessi, banchieri, fiorai, pizzaioli, ecc. che vedevano i nostri portafogli (attratti dal rumore che fa il velcro del portafoglio quando si apre e dalle grafiche colorate) hanno iniziato a chiederci dove gli avevamo comprati. Dopo un po’ di tempo, e tante richieste, abbiamo capito che forse era il caso di ripensare ai portafogli come oggetti da produrre industrialmente. Ecco la nascita di Coconudo. Un po’ di fiducia in noi stessi e nel nostro prodotto è bastata per fare i primi investimenti, che uscivano delle tasche vuote di due studenti. Abbiamo ripensato alle misure, ai materiali da utilizzare, alle tecniche di produzione, ecc. E così, un paio di mesi dopo abbiamo cominciato a vedere i risultati del nostro lavoro vincendo il secondo premio al VeniceDesignWeek.

Designers
Daniele Cossalter, Idoia Mendiola
progetto del 2010
tags: accessori, autoproduzione. brands, premio, Venezia, VeniceDesignWeek

pubblicato il 28.2.2011

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Le suggestioni surrealiste, in particolare Luis Buñuel, affiancate dall’utilizzo del warphing e del fotoritocco lo portano a creare collezioni maschili in cui capi sartoriali, apparentemente classici, stravolgono in realtà nei tagli e nei volumi il guardaroba e l’uniforme del perfetto borghese.
Per la progettazione delle collezioni, il suo metodo gli permette di ispirarsi a temi contemporanei sempre diversi (dall’archeologia industriale alla fotografia Lo-Fi), mantenendo intatto il suo stile. Tra le varie esperienze, la realizzazione di costumi e accessori per la parata “Multinatural (blackout)”, un progetto di Arto Lindsay per la 53a edizione della Biennale d’Arte di Venezia.
Nella collezione P/E Abbandono Meccanico, ispirata all’archeologia industriale, i capispalla dal sapore sartoriale geometrizzano la silhouette dell’uomo, costringendolo apparentemente in un volume simile a un macchinario abbandonato.
Le maniche cucite insieme ai fianchi ostacolano il movimento delle braccia, che è reso possibile da uno spacco nella parte posteriore della manica. Nei pantaloni, un gioco di pieghe e inserti porta ad avere strati di tessuti diversi in primo e in secondo piano, riprendendo così l’immagine dei vari strati d’intonaco rovinati, che caratterizzano molte fabbriche in rovina.

Designer
Luca Bertoni
progetto del 2010
tags: accessori, collezione, collezioni, Venezia

pubblicato il 29.9.2010

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I prodotti in vetro sono generalmente associati ad aggettivi come la leggerezza e la fragilità; a contrastare questo stereotipo ecco Flex, il portafrutta in vetro che può essere piegato e trasformato in una moltitudine di forme.
Flex si compone infatti di moduli in vetro separati l’uno dall’altro e tenuti assieme da un’unica struttura metallica che permette di dare maggiore resistenza alle parti in vetro e di essere flessibile negli spazi tra i moduli consentendogli così di assumere le forme più svariate.
Leggerezza e fragilità si trasformano così in un prodotto resistente e flessibilità che, grazie all’innesto nel vetro della struttura metallica, può assumere diverse conformazioni che forniscono al prodotto aspetti funzionali, ma anche decorativi, di volta in volta sempre differenti.

[foto di Idoia Mendiola]

Designers
Luca Casarotto, Pietro Costa
studio Coscadesign
progetto del 2010
tags: moduli, portafrutta, Venezia, vetro

pubblicato il 13.9.2010

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